Scultura e committenza in Occidente. Contesto e ruolo sociale della scultura a tuttotondo in Sicilia tra la fine del VI e la prima metà del V secolo a.C.
Il terzo contributo è quello di Stefania Pafumi, giovane ricercatrice di Catania, sulla scultura a tutto tondo in Sicilia in uno dei periodi di maggior splendore, il VI e V sec. a.C.. E' uno studio corposo che parte dai dati forniti dalle fonti letterarie ed epigrafiche per poi verificare la realtà archeologica più frammentaria e concludere con un'analisi dei contesti che tiene conto in particolare del ruolo sociale della committenza, nella maggior parte dei casi i Tiranni o il loro entourage nelle ricche città greche di Sicilia. Il rapporto committente-artista-pubblico che sta alla base della nuova direttiva di ricerca proposta dalla Pafumi, indica chiaramente e pur nella frammentarietà dei resti materiali quali erano i meccanismi che regolavano la produzione e fruizione della scultura in Sicilia. Anzitutto la situazione varia sensibilmente da città a città e dipende esclusivamente dalla volontà dei Tiranni e dalla loro politica che, con i deplorevoli trasferimenti in massa della popolazione, a volte si rivelava destrutturante. Non esistono botteghe di scultori laddove le condizioni politiche sono instabili e dove dunque manca una costante garanzia di richiesta. La produzione si focalizza invece laddove fiorisce la tirannide, è determinata dagli stessi detentori del potere ed è presente in forza anche nei santuari panellenici della madrepatria, dove si voleva garantire una presenza di prestigio internazionale che tornava di nuovo a favore del Tiranno.